Poesie

Siamo nati su un patibolo.
Fermi come rocce
ci siamo lasciati aprire il torace
per farci asportare
la poca dignità rimasta
incrostata alle budella.
Ci siamo lasciati stuprare gli occhi
e bruciare l’anima.
Immobili
ci siamo lasciati evirare la fantasia
e infibulare la libertà
attendendo che la corda
ci cinga il collo.
Fermi come rocce
giusto per vedere
poi cosa succede.

Eroica, Erotica, Tragica

I. Erotica

Notturno il sussulto,
la spada che fende la carne
tenera
tenera carne
bramata e temuta
offesa seppur venerata.
Se prima era furor di battaglia
e le urla scandivano il tempo
è ora quiete a dettare legge.
Solo l’ansimare affannato
di chi ha compiuto un volere divino
è metronomo alla melodia del silenzio
di un mondo che dorme.

Si erge il giovane Giorgio
dinnanzi al Drago e guarda:
la mano cede,
cade la spada.

II. Tragica

Camminare per la strada
basta uno sguardo ricambiato.
Uno
sguardo
gravido
di pensieri – il mio.
Il suo
di sogni – i miei.
Un attimo
la mia mano sulla sua
il mio braccio stretto al petto
– il suo –
e i baci.
Un attimo
i nostri corpi nudi
una lotta alla conquista
del piacere.
Un coito mentale
interrotto dal suo volto
che scompare
tra la folla.

III. Eroica

Non per Silene
ma basta donna
e sarà questa
Principessa e Drago.
So bene cosa fare
tornato a casa.

Se

Se solo avessi
forza
coraggio
volontà
mi innalzerei sul mondo
e brucerei anche il mare.
Invece eccomi qua
– lo so non mi vedete –
rannicchiato in un angolo
sperando di sparire.

Sono il giullare
della vostra insulsa
corte dei miracoli.
Sono l’effimero
l’eccesso
così patetico perché
me stesso.
Sono il rancore,
il brusio maligno
di zanzara
che ronza nell’orecchio.

Ascoltami.

Tu vomiti
nel mio cervello
discorsi ovvi
e senza senso.
Una sola misura
voglio ci divida:
il silenzio.

Piccoli frammenti impalpabili

Prova a toccare il futuro coi pensieri,
piccoli frammenti impalpabili
taglienti come lame affilate
con sassi rubati alla vita.
Il sangue che uscirà dai tagli
sarà miele di emozioni.
Piccoli incantesimi caramellati.
Cielo contro terra.
Leggera brezza che squarcia
le tue angosce
e che satura i tuoi perché
di frasi fatte.

Dubbio I

Non so che ne sarà di me
Ma se di me sarà qualcosa
Spero un fiore.

Bianco

Neve che scende su Firenze.
Lenta.
Scende il silenzio
per la strada
solo passi
– i miei –
e la neve
e il suo abbagliante
bianco.

Come
un sudario improvvisato
nasconde i lividi
ma non la violenza.

Giace.

3 colli

Città di vento
che hai accompagnato
la mia infanzia,
ti osservo dall’alto.

Ora che più di prima
sei coperta di sole
e polvere,
so che mai sentirò
la tua mancanza.

Ritornerò ogni volta
per ricordare
e imparare nuove cose
dal mio passato
per nuotare
nel mare brillante
che solo Tu
sai offrirmi.

Ma ti ho già dimenticata,
non sono più
parte di te.

Inesorabilmente

Ormai sono dodici.

Sembrano ore
perché il tormento
resta lì,
immobile,
a osservarmi.

Tu ormai
sei polvere,
come quella che soffio via
dalla memoria che
ti conserva
come fossi un’istantanea.

Immobile.

Come il mio dolore,
chiuso in quella casa
semivuota
e abitata da estranei.

Il Dolore sa
come aprire quella porta
e ogni volta
si presenta in compagnia
delle mie debolezze.

Questo sentimento
di Egoismo,
così nuovo e inaspettato,
mi solletica il palato
e dà sapore.