Poesie



Fede

No, non c’è un perché questo raggio di sole mi trapassi le carni,
non c’è un fondamento portante pregno di retorica pronta a sgravare sulle vostre
decomposte rimostranze indegne.

Solo sei.
Sei solo.

Due folli parole dove sei non è numero ma essere:
ovvero l’inutile ammissione della necessità di sentirti simile.
Un prodotto nauseante di pregi e altre categorie aperte.

Tre sono i presenti doni che pretendo, tutti per scivolare
sudati e accaldati
sulle solite tristi sorti di chi è solo mimesi simmetrica

sonno, silenzio, solitudine

soltanto.

Tre parole capaci di racchiudere in un prezioso scrigno
tutta una vita passata a vagheggiare di arte e distanze.

No, non c’è un perché se sono così sicuro di sentire di essere.
Ma lo stesso raggio di sole continua a straziarmi le carni
ed io continuo ad aspettare le cure della notte.

Meditazioni fluviali #2

E’ tempo di considerare di nuovo
l’allegorica visione del fiume:

nessuna morte è il mare,
nessuna nascita è la sorgente.

Nessuno parte da monte per arrivare a valle:
questo è l’inganno dei profeti. Degli eremiti.

Siamo solchi, con la vita
che scorre dentro assieme a detriti, residui,
animali e piante.

Siamo la distanza che separa la vetta dalla foce.

Siamo una distanza, per questo siamo soli.

Siamo statici per natura,
privi di energia nostra,
la nostra energia è la nostra rovina.

Non scorriamo in nessuna direzione
per questo non abbiamo senso.