Psiconautilus

[009.138]

Chi è stato un reietto lo sa bene:
gli sguardi della classe sono catene,
ti si avvolgono al collo, ai polsi
e fanno star male quelli come noi.
Un neo, una cicatrice scura sul petto,
una brutta faccia, un corpo imperfetto,
subiamo come condanna ruvida la pubertà.
Gli altri hanno forza, fulgida eleganza,
eppure poca decenza e nessun rispetto
per chi si sente bello solo nell’oscurità.
Giada ha occhi grandi, troppo distanti,
scherzi villani e insulti da sopportare:
“faccia di pesce”, “tornatene nel mare”,
la borsa e le sue cose sul pavimento,
nessuno che le mostri un po’ d’umanità.
Guardo tutto questo, sopporto lo scempio,
ma dopo poco perdo il sangue freddo:
fra noi reietti vale l’implicito rispetto
di chi condivide umiliazioni e crudeltà
e quegli scherzi che la perseguitano
mi fanno tremare di rabbia e sdegno.
Più tardi puniranno questo mio intervento,
uno sgambetto, un pugno sotto il mento,
ma per un attimo, gli occhi di Giada
s’illuminano di una felicità insperata.
E io sento che siamo meno abbandonati,
che gli sfigati sono i veri eroi
nella sciocca guerra di questa fragile età.