Psiconautilus

[002.062]

Qui è un corridoio d’ospedale:
le porte hanno vetri opachi,
colori spenti, sguardi amari
e cose che odorano di “mai più”.
Camici bianchi stanno negli spazi,
fantasmi di pensieri sospesi
fra la visita solita del dottore,
radiografie che frugano l’aldilà
e il terrore che avvelena la serenità.
Perché rimango quieto nonostante
fredde mani facciano segni su di me?
Chi attende al centro della stanza
un cuore nuovo e l’inutile speranza
di scappare incolumi via da qua?
Non so, non me lo chiedo, non importa.
Me ne sto sul letto, fra paura e tedio,
con la mamma e i suoi angeli alla finestra,
un dio noioso che mescola e dà le carte
e il diavolo infermiere che tenta il papà.