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Quei tasti (24/04/2020)

Il tocco delle mie dita su quei tasti
bianco neve e nero notte,
si estingue in gocce d’acqua tra nuvole morte,
appoggiato sulla bianca sabbia in riva al mare
che l’acqua allaga col suo nero tormentato;
eppur si lascia bagnare.

Lo riconosco tra mani di amanti
che nascondono la fantasiosa verità
di un amore erotico sincero, e ardono d’un fuoco
che nemmeno l’oceano intero,
di questo vasto corpo verde e blu di giorno,
e tetro e luminoso di notte,
riuscirebbe a spegnere.

Ma quel tocco, anche se si tratta
d’una leggera carezza o d’un lene sospiro,
seppur in vita non possa provarlo,
lo sogno come chi sogna,
tra le coperte leggere e i vestiti lanciati,
tra candele profumate e petali di rose,
l’amore della sua vita.

Ma la melodia m’é rimasta insita nell’anima,
che seco se la porta ovunque vada.

E riechieggia tra i pensieri come urli di un pazzo
dalla cima di un monte innevato,
e si disperde come i tuoni delle cariche in cielo,
quand’esso é cupo e spaventoso.
E insieme mi accompagna e mi inquieta.