Va tutto bene

Lenzuola aggrovigliate tra pensieri di colla,

un dipinto invisibile di rugiada fonde il mio cuscino.

Il suono del sangue che rimbomba nelle vene lacera i minuti.

Mi giro repentinamente da un lato, poi dall’altro,

ma nessuna tregua mi è concessa.

Urlo nel silenzio del mio io

contro le ombre di pareti che spietatamente opprimono.

Una belva deforme che si rafforza ad ogni crepuscolo

preme i suoi artigli sul mio collo,

stritola le mie fragili ossa.

Tento di liberarmi dalla sua morsa,

graffio furente la mia nuda putrida pelle,

fatta di sbagli e sensi di colpa.

 

Tremo nell’inconsistenza della notte.

Vorrei che tutto finisse,

una resa che forse sarebbe quiete,

un istante, un taglio netto,

e tutto avrebbe termine.

Privata del sonno ormai da mesi,

chiudendo le palpebre di occhi vitrei,

mi ripeto come un tarlo nel legno della testa:

“Va tutto bene”