Venti, due.

Arrivi tu,

d’improvviso.

Sconvolgi con dolce fastidio

i miei stati d’animo altalenanti e caotici.

Sei come il Libeccio,

ti muovi su di me caldo e umido.

So che porti pioggia,

ma questo mi rende ancora più viva.

In me raffiche di sensi si alimentano,

bocche a poli opposti,

brividi a contrasto e occhi pugili.

Arriva la tempesta,

lo scoglio di ghiaccio che mi circonda

lentamente si unisce alle onde,

che tu di meraviglia increspi.

E mentre, nelle mie prigioni,

sciolgo il groviglio di parole

inghiottite e mai vomitate,

impavida mi lascio evadere

e ti scelgo.