raccolta

mente

Psiconautilus

[017.107]

Walid, apri le tue mani, incendia quest’orrore,
di case, di strade, di negozi accessoriati,
di bestie per bene, senza coraggio e senza pudore.
Cosa ce ne facciamo di offerte a buon mercato?
Chi vive per un lavoro e cose nuove da compare?
Chi si droga di dio o sogni preconfezionati?
Chi sul fiume dell’eroina lascia il cadavere
ancora giovane e vivo, libero a galleggiare?
Walid, sollevati e sputa contro questo male,
spacca la gabbia della tua casa, della tua mente,
Walid, uccidi prima di essere addomesticato
ammazza e azzanna, non fermarti davanti a niente.
Combatti Walid e non credere d’esser spacciato.
Non arrenderti al vuoto come fa quest’altra gente,
ma fa il pazzo, la vittima o l’assassino,
fa le tue scelte, le tue stronzate da ragazzino,
fai il cazzo che ti pare, ma non restare indifferente.
Perché io amo l’innocenza della tua violenza
e del suo fuoco primordiale vive la mia adolescenza.

Psiconautilus

[038.267]

Dei colpi del nostro rancore
non resterà forse che un vago
ricordo di crepe sul cuore,
pezzi rotti uniti con lo spago
e fra le fessure, tagli di sole.

Due sospiri leggeri di sigaretta,
discorsi facili, senza fretta:
ci troveremo vicini come prima,
come quando era la stessa vita
e a parlare fumati facevamo mattina.

Ci chiederemo sorridendo che cosa
ci avrà tenuto tanto distanti,
abbatteremo la distanza odiosa
che ci torturava col silenzio
di un litigio durato otto anni.

Della cupa eco di tanto rumore
non resteranno che poche parole,
catene spezzate, bianche cicatrici,
i ricordi confusi di due vecchi amici.

Psiconautilus

[039.364]

1. Il pennello da barba che spalma la schiuma sul volto
2. Al telegiornale, l’uragano che minaccia New Orleans di nuovo
3. La luce dell’alba che attraversa in diagonale la stanza
ma che dal riflesso del vetro sembra quasi un tramonto
4. Da qualche parte nel condominio, una doccia che scroscia
5. Occhi grigi allo specchio che cercano una risposta
6. La mia donna che mi parla della vita di gente famosa
7. Lentamente, sentire il ritorno d’una paura morta e sepolta
8. I discorsi che faccio e che nessuno (neppure lei) ascolta,
nemmeno tu, su questa pagina brutta di contenuto e di forma
9. Questo silenzio che si sente di colpo nel vuoto della memoria
10. Un messaggio al telefono che attende ancora risposta
11. Il pianto d’un bimbo da un appartamento che sale e rimbomba
12. “Ci sono momenti come questi, che vanno e si perdono
e noi ce li abbandoniamo dietro, senza ansia, né colpa”.
13. Poi, inspiro …
fermo questa lista, risciacquo il rasoio
e ho solo voglia di gridare, dare il via a una rivolta,
rinunciare a comode distrazioni, spaccare il cellulare.
Per un secondo mi tendo, spingo le dita oltre il tempo
e mi vedo come sono: un fuoco imbrigliato, un adulto compito.
Una creatura che si ripete ogni giorno sempre uguale,
una bestia ingabbiata fra social, lavoro e illusioni di protesta.
14. … espiro
15. Il deodorante sotto le ascelle, il dopobarba sul volto
16. Mentalmente riportare tutti gli impegni del giorno
17. Troppo da fare, tralasciare l’amaro, smettere di pensare
18. Da fuori sentire arrivare un altro giorno balordo

Psiconautilus

[039.361]

Nell’involucro sfatto del letto
resto steso, freddo nel petto,
appeso a quell’ultimo brandello
di sogno felice, dolce-stanco,
che mi avvolgeva un momento fa.
Sono sveglio ma mi trattengo,
indugio sull’abisso del passato,
quelle scene che ho sognato
dove eravamo giovani debosciati,
due cani randagi e scalcagnati
in cerca di roba e opportunità.
Dove conduceva quella sporca strada
lo sapevamo, ma non ci importava,
ciò che volevamo era il “tutto adesso”,
zero pazienza, nessun compromesso,
“mani in alto questa è la maturità!”.
Ti cerco ancora, sempre più spesso,
ora nella notte sepolto, ora da sveglio,
nel susseguirsi di giorni uguali,
così banali-ordinati, così lontani
da quelli che vivevamo nell’eccesso.
Ma non conta cosa si diviene col tempo:
quando chiudo gli occhi eccoci là,
eternamente rabbiosi, fatti di fumo
e di sogni infantili lasciati a metà.

Psiconautilus

[039.240]

Il nautilus ha la forma della spirale,
un cerchio che si chiude sempre uguale,
che scende, si attorciglia e poi risale,
abbracciando pezzi d’infinito dentro sè.
Non importa dove si parta o dove si vada:
nel nautilus sei sempre al centro perfetto
del tuo ego, sempre perso su quella strada
che qualcuno chiama spesso “l’anima”.
Tutto è un poco vero e un poco falso,
il dove cado è anche dove mi rialzo,
la prospettiva inganna l’orientamento,
il sopra è anche il sotto se lo osservo,
capovolto, all’altro lato dell’eternità.
Ciò che hai voluto, ciò che hai subito,
gli amici persi e quelli che hai tradito:
basta guardare il tuo specchio di traverso
per capire che sei la tua stessa vittima,
basta avere il coraggio di svelare
cosa nasconde la maschera del viso
per cadere nell’abisso di altre identità.
Il nautilus è un’allucinazione, un’ideale:
un altro modo di raccontare l’essenziale,
l’umana illusione di ottenere l’immortalità.

Psiconautilus (Preludio alla navigazione)

[000.000]

Luce grigioamara del pomeriggio,
nella stanza c’è un buon silenzio,
dentro la testa non urlano più.
Bisogna cambiare un’altra volta.
Livida superficie di specchio,
mi guardo ma non mi rifletto,
le labbra chiuse sono scoperte,
i denti brillano senza sorriso,
la coscienza va dove non può.
S’apre la finestra della memoria,
non importa dove o su cosa finirò:
basta cambiare, ricominciare
qualche cosa, una nuova storia
per trasformare dubbi in realtà.
Libero l’esistenza dal suo dolore,
come medicine scadute in fondo
a un cassetto, cadono fuori pezzi di me.