Niente, nessuno ed io

La pesantezza del vuoto
divora tutto quel che c’è di vivo,
se ne ciba avidamente
e resta il nulla.
Tutto si smembra nell’infinito
fino a perdersi
fino a scomparire nel nero più intenso.
Compagna Cecità
amica del nulla
teatro di questo strazio.
Riappropriarsi di
ogni
singolo
brandello
questo è il fine
adesso.
Come aggrapparsi a scivolose dita
a cui non interessa di
perdersi e
perdermi
indifferenti
passive mani.
Niente, nessuno ed io.
Io sprofondo nella consapevolezza che
tra quelle schegge di passato
c’è il vuoto
ed è qui che mi trovo.

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Illudimi ancora tu dunque

superba finzione danzante fra

spazi senz’aria ed il freddo che

preme mi dona l’eterno respiro

contratto e fatale

idillio di divi mai nati e di stelle

già morte ma

mai.

E quindi rimenami spettri

fra l’occhi soffusi pei

lumi e stoppini consunti

d’un tempo che fugge ma io

E’ solo un dipinto sfumato nel

rosso e nel giallo poi nero ed il

verde ed io sono

pittura pennello e la

tela fra mani callose ed esperte

che inquiete mi tracciano

il solco che scava lo sterno

mio umano che ingoia la

neve.

E voi versi vi scrivo qui assente

a me stesso arrivandomi lemmi

che riempiono il cuore e la

milza e non sono più

umano.

 

Tu brilli

silente.

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Ci fai l’abitudine

 

O

 

Ci fa la lotta

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CC