2.36

Mi riecheggia nella testa
la voce estranea dei pensieri:
ti penso per assonanza.
Bevo un altro bicchiere
per ingoiare le parole
che mi impastano la bocca.
Potrei semplicemente sputare
e liberarmi di questo silenzio,
ma preferisco tacere
e sorbire l’ignoto,
sorso dopo sorso,
fino al fondo del giorno.
Dovrei prendere il treno,
ma forse è troppo presto
o troppo tardi
e l’ho già perso
insieme a tante cose
che non riavrò mai più.
Emulo le stagioni:
un freddo nascosto
da riscaldamenti artificiali,
le foglie secche
che lasciano il posto a prati in fiore,
un caldo svestito
zuppo di risate sospese,
una pioggia colorata
che annuncia un lungo grigio.
Uscirò senza cappello
perché il vento
non me lo possa rubare.