Skip to main content

Lì dove tutto dev’essere accoltellato

Erano Tempi di addii guerrieri in stazioni maledette
E viaggi in treni notturni pieni di tristezza
Con la ferocia di chi sorveglia tempeste o rovine inabissate
Stringevamo i denti nella vita fino a farla sanguinare

Nella notte della luna del cervo e del bianconiglio
Con i nostri commerci cercavamo di fare ingelosire il cielo
Pagando dolci castighi con gli amen delle nostre grida
Stanandoci impauriti di nascondiglio in nascondiglio

e provavamo a confonderci forse a confortarci
Imparavamo a leggere il fondale marino, le crisi dello zodiaco
Il linguaggio dei fiori o la cenere di case incendiate
Nella speranza di naufraghi in cerca di buone notizie.

E Ancora Ci inseguiamo sempre anche se ci perdiamo sempre:
Nel rumore del passo di un grosso felino
Nei nostri racconti del terrore e della buonanotte
Fin dentro un sogno di cui si ricorda solo la pioggia

Fin lì Dove tutto dev’essere accoltellato

I veri ladri amano troppo

C’è già un rigoglio tropicale attorno al ricordo di te
E rifugi scadenti, porti di sfortuna, pericoli tranquilli
Praticavamo il silenzio trafficando in corone di rami di corallo
Prigionieri che saltano subito alla gola per giustificarsi

Credo che niente serva ormai contro il nostro fare foresta
Contro il nostro innocuo prendere e disperdere la mira
Nemmeno mentirci come fanno i temporali e le guarigioni
O ingoiare l’ancora e uscire finalmente allo scoperto

Al principio come bestie di miseria a digiuno da giorni
Per somigliare a dei sopravvissuti o a bambini indomabili
ci perdonavamo ogni cosa ogni impronunciabile segreto
Ma è meglio che tu non sappia la verità di quelle notti

Era solo per derubarti che ti guardavo negli occhi…

Nel silenzio d’averti intorno

Ci incontravamo in un porto del Mediterraneo
Per Scambiarci un segreto e l’indomani sparire
Eravamo Abituati a stare in mezzo agli spari
A degradare la distanza tra il furto e la la fame

C’era un ventilatore al soffitto
per una donna dai climi caldi
Il risarcimento di un incubo
E la confisca di un sogno

Tra la mia bocca e la tua battaglie per disarmarsi
Avvisi ai naviganti nel disperdersi della notte
Una voce chiama ciò che non può perdere
Indecifrabili segni nel silenzio d’averti intorno

E mi assale l’odore di un mare irraggiungibile
Un punto morto nel cielo angeli in esilio
Tutto dipende da come il blu t’impaura
Dal vento lungo la pelliccia del lupo

Western Koan

Mi hai insegnato a sparare con davanti a noi il niente
Sorridendo sicura che in qualche modo lo avrei mancato
“Non vorrei ti servisse quando sarò lontana”
Hai detto al mio orecchio premendo il grilletto.

Sentivo il rumore degli acquazzoni
Nel mio chiamarti che piano scolora
Vivendo sul bordo della fine del mondo
Volevamo quello che è difficile trovare

Avevi lo stesso sapore di corrompere uno sbirro

Li dove non è permesso guardare neanche a Dio

L’agente del karma è venuta a trovarmi stanotte
aveva un corpo bellissimo e un fucile carico
Dice che morirò sognando il sud america
O qualche altro perdut’amor che è meglio non dire

Li Dove non è permesso guardare neanche a Dio
Si piange in atti di debolezza e ingannevoli fioriture
Si cammina scalzi lungo un destino ridicolo
E Si dorme male ma sullo stesso cuscino

Le tue unghie in mezzo al cielo della mia schiena
Accompagnavano il temporale esploso dal nulla
Eravamo solo un respiro trattenuto
Un Prepararsi a ricordare

Creature impaurite approdate in una favola
Dove tutto è maledetto dove tutto è bellissimo
Un animale morente strapazzato a terra
Che esiste solo nei sogni dei poeti del sud

La fine ci è stata sempre vicina:
Un bisogno di sventura a mitigare la gioia
Un paesaggio della sua adolescenza
Un tramonto pieno di trappole per volpi

Erotika

Avevamo inventato una lingua meticcia per fare l’amore
E colazioni per continuare a godere dei piaceri del letto
Mi stavi educando ad essere sensibile alle tue lune
E alle avvisaglie dei tuoi uragani improvvisi e solitari

Il ragno con cui giocavo distrattamente mi aveva morso
E Senza niente per cui interessarmi in terra decisi per il mare
Guardavo in sogno i tuoi occhi da esule come luci portuali
L’immagine fuori fuoco di un gelato che si scioglie

C’era l’inferno della scrittura da attraversare in silenzio
E un abbandono da tessere in un’improbabile odissea
Una bandiera col sole sventolava in territorio ostile
Il richiamo di un muezzin a gesta erotiche

Dai mettimi le tue lacrime in bocca

Poesia lumpen

Due nuovi sottoproletari nelle case popolari
Annegando nel cinema dei ricordi si chiedono:
Chi insegnerà a giocare a carte Ai figli che non avremo?
E bestemmiano e piangono e ridono e muoino…

Ti volevo con me in quell’edificio abbandonato di Utrecht
Forse una scuola un ospedale o una moschea
Tutta la notte a scopare fino a fare scintillare comete
Ma la realtà era diversa tu eri lontana Io avevo paura

Immaginavo i tuoi pianti come piccoli mostri
Dolci Teneri e sfocati che cambiano colore
Ti avevo insegnato a vedere il mare guardando nei miei occhi
Per quando un giorno ne avessi avuto il bisogno o la nostalgia

Tieni la finestra aperta amore
Stanotte il mondo potrebbe finire

E io voglio guardare…

La preghiera dell’odio – Zabriskie point

Cercavo di capire dove avevo già visto
La tua faccia da rapinatrice di banche
Somigliava a quella di un’ hippie
Conosciuta all’università sconosciuta

Intanto una voce roca fuoricampo parlava di marinai
Che inquieti leggono poesie d’amore alle ragazze del porto
E di giovani punk rockers Della Firenze del ‘400
Che accettano inviti indecenti da vecchi seduttori

La cagna camminava con qualcosa nella bocca
E la tua pelle sudata sapeva di giungla e sudamerica
Innescavi in sogni premonitori insane tentazioni e deliri ultracelesti
Era come stare in mezzo a poliziotti con i nervi a fior di pelle

Fare esplodere tutto! ecco cosa sognavamo
E che i pezzi cadano dove cadano… Ancora

La preghiera dell’amore

C’era una donna incinta che ballava in cortile
Da sola al suono di un grammofono
L’avevano arrestata il giorno del suo compleanno
Era innocente ovviamente. Ora è piena di grazia

Ci baciavamo per non parlare per non benedire nulla
Angeli sterminatori in una tranquilla notte di provincia
Come se ogni parola avesse il suono del peccato
E Amor portasse noi a rubare stelle in pieno giorno

Cosa importa se domani
avremo già dimenticato tutto?
Cosa importa se torneremo
sconosciuti e irraggiungibili?

Amate e fate quello che volete
E che i pezzi cadano dove cadano

La stella del ritorno

Mi faranno ancora male i tuoi occhi
Ad ogni caduta della prima neve
I tuoi occhi di bosco e piena di fiume
I tuoi occhi di vergogna e polvere da sparo

Ti ho cercata per disimparare ogni cosa
Per depistare gli agguati di un cattivo destino
Per sgovernare e cedere alla legge della gioia
E con te per una notte ho creduto di essere dio

Un dio la cui madre ha dimenticato il nome
Un dio adolescente che gioca col coltello
Un dio che incendia uccide e ruba i cavalli
che bacia sul collo e ride alle preghiere

Mi sono svegliato pericolosamente vivo
Mentre Tu dormivi in una bellezza maleducata
Eri una spiaggia segreta del Mediterraneo
Uno strano portafortuna tra la sete e la pioggia

La cosa più difficile era stata mettersi in salvo
E al primo rumore ancora ci guardiamo le spalle
Cercando coltelli pistole sicari o incidenti d’auto
Ma trovando solo il fantasma della stella del ritorno