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Belgrado (“Le città visibili” #7)

Città bianca che soffi
storie di fiumi e di colli
accarezzo la tua luna
nell’ebbrezza della sera

“A noi che siamo gente di pianura”

È il riecheggiare dei sassi
a ricordarci ciò che siamo;
semplici anime danzanti
tra il ciottolo e il cielo

Trieste (“Le città visibili” #6)

Singhiozzi di poesia
ragazzaccio del golfo

A.

Eterea bellezza
proiettata d’incanto

e tutto è primavera
e non importa nient’altro

L’amore ai tempi della Cina (“Esperimenti finiti male” #5)

E adesso come ti ritrovo

tra miliardi di occhi a mandorla?

Bihać (“Le città visibili” #5)

Nella rugiada di sangue
le storie di noi tutti
e ad ogni passo scalzo
l’eco del fallimento
tra le macerie di un continente

silente tremo
davanti alla Storia che passa

Complicazioni

Brindo stasera
a me e te
a ciò che mai saremo,
alla luna che bacia il mare
e i miei occhi lucidi
sul suo nero orizzonte
piangenti di tempeste
e quieti sconosciute

chissà quale porto ti aspetta
quali carezze e quali notti
finalmente calde
piene di musica e di casa

L’angoscia del tornare

Mi ero dimenticato di queste stelle
dell’ebbrezza di queste colline
che ancora parlano di noi,
di quel profumo di vino estivo
nelle notti di luna piangente
che continua a cullare
i nostri sogni abbandonati
sul grano bruciato dal sole;

ora so dare un nome a tutto,
al sole che sorge e che tramonta
al bacio della sconosciuta e
al colore di quel mare,
all’angoscia del tornare;

sono a casa
finalmente
eppure ti ritrovo soltanto
nel passo vagabondo e senza meta
che tuonando come il cielo
dà ritmo al mio pensiero

piove da un pezzo
sulla via del ritorno

Crononauta

Il mio passato e il mio futuro

fanno pace solamente

per tormentare il mio presente

Parigi (“Le città visibili” #4)

Mille occhi che brillano
come altrettante luci;

i nuovi miserabili
siamo tutti noi
perennemente sbronzi
della dolce illusione
del poterci
un giorno
accontentare